Close

CHIUSE DAL 1984
Le saline di Formentera: dal loro splendore al declino, dalle primissime estrazioni di sale all’essere diventate l’habitat preferito dei fenicotteri

Da oramai 40 anni le saline di Formentera non rappresentano più una risorsa economica, ma la loro presenza continua ad essere uno dei tratti distintivi dell'isola.



di Davide Gervasi

FORMENTERA – Le saline di Formentera (tra La Savina ed Es Pujols, passando da Illetes) non sono solo un paesaggio da cartolina. Sono di fatto anche una delle anime storiche dell’isola. Per decenni, infatti, il cosiddetto “oro bianco” è stato il motore economico dell’isla, trasformando un ambiente ostile in una risorsa preziosa.



Ma andiamo con ordine e diciamo subito che l’estrazione del sale a Formentera ha radici davvero antichissime. Già in epoca fenicia e romana, infatti, le pozze naturali venivano sfruttate per raccogliere il sale (fondamentale per la conservazione dei cibi) dalle pochissime famiglie che abitavano l’isola. Tuttavia, la struttura che vediamo oggi iniziò a prendere forma solo in epoca medievale, ma anche in quel periodo il sale veniva utilizzato esclusivamente a livello locale dai pochi abitanti.


Fu solo nella seconda metà del 1700 che si pensò di trasformare le saline in una vera e propria attività commerciale da esportare, anche se inizialmente a ranghi ridotti. Passarono gli anni e tra il 1800 e il 1900 l’industria salina di Formentera subì una vera e propria rivoluzione tecnologica, con la costruzione di canali e bacini di decantazione più sofisticati. Piú precisamente il periodo di massima attività si colloca tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento. In quegli anni, le saline non erano solo una risorsa locale, ma un’industria esportatrice di livello internazionale. Si stima che l’isola arrivasse a produrre in quel periodo fino a 10.000 tonnellate di sale all’anno. Per facilitare il trasporto del sale di Formentera dai bacini di Ses Salines fino al porto di La Savina, venne costruita addirittura una piccola ferrovia. I binari correvano lungo la costa e i vagoni erano trainati inizialmente da animali e poi da piccole locomotive. Il lavoro era durissimo e stagionale. E molti contadini dell’isola (in quel periodo non esisteva ancora il turismo) si trasformavano in “salineros” durante i mesi estivi, quando l’evaporazione solare permetteva la cristallizzazione del sale.




Il declino delle saline di Formentera iniziò dopo la Seconda Guerra Mondiale. La concorrenza di complessi industriali più grandi e l’avvento dei moderni sistemi di refrigerazione (che ridussero drasticamente la domanda di sale per la conservazione del pesce) resero l’attività meno redditizia. L’anno cruciale fu il 1984, quando le saline di Formentera cessarono ufficialmente ogni attività estrattiva commerciale. Da allora, i bacini sono rimasti inutilizzati per la produzione, ma hanno acquisito un valore inestimabile dal punto di vista ecologico.
Oggi, infatti, le saline fanno parte del Parco Naturale (dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 1999).



Sebbene non si produca più sale, il sistema di circolazione dell’acqua è ancora mantenuto artificialmente per preservare l’ecosistema. È questo delicato equilibrio chimico a regalare ai bacini quelle sfumature che vanno dal rosa intenso al viola, dovute alla presenza di microrganismi. Come in tutti i bacini ad alta concentrazione di sale, infatti, anche nelle saline di Formentera vivono dei minuscoli crostacei e delle alghe che producono pigmenti rosati. Questi vengono poi mangiati dai fenicotteri conferendo loro il tipico colore del piumaggio: se ne vedono tantissimi sull’isola, soprattutto in primavera e autunno, quando le rotte migratorie favoriscono la loro presenza.




Da oramai 40 anni, insomma, le saline di Formentera non rappresenta più una risorsa economica, ma la loro presenza continua ad essere uno dei tratti distintivi di questa isola meravigliosa e speciale. Così come il suo sale continua ad essere ben visibile, soprattutto quando soffia il vento forte che lo spinge fino a coprire, come fosse neve, alcuni tratti della strada che da La Savina porta a Es Pujols.





 

scroll to top