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DALL'ETA' DEL BRONZO AD OGGI
Storie, leggende e curiosità di Formentera: dai primissimi abitanti ai pirati, dai primi turisti agli hippie americani che all’isla si nascondevano per non combattere in Vietnam

Gli anziani dell'isola sostengono che lo spirito inconfondibile dell'isola è proprio dato dalla sua storia. Una storia magica e speciale.



di Davide Gervasi

FORMENTERA – Sono tanti i racconti, gli aneddoti, le curiosità e le leggende che si celano dietro questo angolo di Paradiso che è Formentera. Gli anziani dell’isola sostengono che lo spirito dell’isola è proprio dato dalla sua storia. Una storia magica e speciale che ha trasmesso all’isla quella sua anima inconfondibile e dalle mille sfumature: un po’ solitaria e un po’ misteriosa, un po’ allegra e un po’ malinconica, un po’ hippy e un po’ pirata, un po’ selvaggia e un po’ romantica. Una storia che iniziò come se Formentera fosse davvero una sorta di Eden: silenziosa e incontaminata. Fu così per secoli e secoli. Secondo il noto ricercatore Pau Sureda, infatti, Formentera fu addirittura l’ultima isola del Mediterraneo ad essere abitata e colonizzata dall’uomo. E anche dopo i primissimi abitanti, tornò a essere disabitata più volte per centinaia di anni.




Ma andiamo con ordine. Dai ritrovamenti archeologici scoperti, si può affermare che la presenza umana nell’isola è cominciata nell’Età del bronzo, epoca a cui risale il sepolcro Megalitico di Ca Na Costa, scoperto nei pressi di Es Pujols nel 1974 e datato tra il 1900 ed il 1700 a.C. Durante gli scavi vennero rinvenuti i corpi di sei uomini e di due donne di età compresa tra i 25 e i 50 anni. Vennero ritrovati anche altri oggetti dal grande valore archeologico e storico, legati al culto. Secondo alcuni studi, si ipotizza che quell’epoca vivessero a Formentera sei o sette famiglie. Furono loro i primi abitanti dell’isla. Ma dopo il 1600 a.C, l’isola tornò ad essere del tutto disabitata. Una pace assoluta per circa mille anni.



Nell’anno 654 a.C., venne poi scoperta dai cartaginesi che vi insediarono alcuni nuclei familiari. E subito dopo arrivarono i greci. Furono loro a dargli il primo nome: venne chiamata “Ophiusa”, ovvero “Isola dei Serpenti“. E le due isole Ibiza e Formentera vennero da loro battezzate “Pitiusas”, ossia “Isole coperte di pini”: nome, questo, sopravvissuto fino ad oggi. In quel periodo Formentera era abitata esclusivamente da alcune famiglie di agricoltori che sopravvivevano coltivando del grano. Poi nel 200 a.C. fu la volta dell’Impero Romano che si spinse anche qui. Il nome che gli antichi romani diedero all’isola fu Frumentaria (che in latino significa “Isola del grano”), da cui deriva il nome attuale, appunto Formentera.



Dopo i Romani, arrivarono i Visigoti. Poi rimase nuovamente disabitata per tantissimi decenni fino agli inizi dell’XI secolo, quando vi giunsero gli Arabi. Fu in quel periodo che Formentera tornò ad avere una popolazione stabile, come dimostrano i resti di case e pozzi risalenti a quel periodo. Fu proprio allora che vennero costruiti i primi muretti in pietra (che ancora oggi rappresentano una delle caratteristiche dell’isola) eretti per separare tra loro i terreni adiacenti.



Nel 1235 le isole Pitiuse (Ibiza e Formentera appunto) vennero conquistate da Giacomo I di Aragona: si tentò di stabilire una popolazione permanente sull’isola, ma invano: l’asprezza della sua terra, infatti, fece fallire il progetto. Tornò così ancora una volta ad essere disabitata. In particolare, a partire dalla scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, il Mediterraneo perse importanza commerciale e, di conseguenza, Formentera fu quasi completamente abbandonata per diverso tempo. Durante il Medioevo e il Rinascimento fu occupata – ma solo saltuariamente – da pochissimi abitanti e dai pirati che qui si fermavano qualche mese per poi ripartire.




Già, i pirati. Tra i soprannomi di Formentera c’è anche “Isola dei pirati”. Molto della tradizione, dei monumenti, della cucina e dei profumi dell’isla proviene, infatti, da un brutale e affascinante passato di pirateria. Formentera fu per diversi decenni un obiettivo strategico per i pirati. Con i loro velieri, i corsari arrivavano improvvisamente, gettavano l’ancora davanti ad una delle numerose cale dell’isola e saccheggiavano senza pietà le fattorie. Per i pirati, del resto, attaccare l’isola era un gioco da ragazzi, data la scarsa o nulla capacità difensiva dei nativi. Il bottino che offriva comunque Formentera era modesto: animali, grano e altri prodotti agricoli. Il “bene” di maggior valore che i pirati potevano quindi portarsi via erano le persone: donne e uomini che poi vendevano come schiavi nei palazzi e nei campi di lavoro.





Formentera tornò poi ad essere quasi completamente abbandonata agli inizi del XVI secolo. Per circa duecento anni, l’isola rimase una terra di nessuno, abitata solo da pochissimi temerari. Solo alla fine del 1600 si può affermare che Formentera iniziò ad essere di fatto un’isola con dei suoi abitanti capaci di organizzarsi come comunità e con l’intento di svilupparsi sempre di più anche da un punto di vista urbanistico. Nel 1695 un uomo di nome Marc Ferrer ricevette dal re un vasto appezzamento di terra al centro dell’isola (quello che poi venne chiamato Sant Francesc), con l’incarico di popolarlo. Su quel terreno nel 1726, venne edificata anche la chiesa dedicata a San Francesc Javier. E lí intorno furono costruite appunto alcune case (erano 19 nel 1797) che rappresentarono di fatto il primo “insediamento urbano” di Formentera. Quel agglomerato edilizio venne chiamato (e ancora oggi alcuni anziani lo chiamano così)  “Sa Raval”, ovvero il sobborgo. In quel periodo gli abitanti di Formentera (la maggioranza appunto viveva a Sa Raval) erano circa 400. Sempre in quel periodo furono costruite le torri difensive lungo la costa, per garantire maggior controllo di fronte alle minacce delle incursioni dei pirati. Piano piano Formentera iniziò ad essere un’isola sempre più popolata e organizzata. Vennero costruite sempre più case e alla fine del 1800, gli abitanti divennero circa 2000. Agli inizi del 1900 erano invece circa 3000.






Nel 1936 scoppiò la guerra civile spagnola e anche a Formentera si registrarono violenti scontri tra sostenitori e oppositori del dittatore Franco. Alcuni isolani furono fucilati e altri morirono nei campi di concentramento nazisti. Tra il 1939 e il 1942 un edificio appena fuori da La Savina fu adibito a campo di reclusione per gli oppositori della dittatura franchista. Qui trovarono la morte centinaia di persone.


Finita la Seconda Guerra Mondiali, alcuni ex gerarchi nazisti trovarono poi rifugio a Formentera. Sono molte le testimonianze in tal senso. Alcuni racconti locali parlano addirittura di sottomarini tedeschi che avrebbero attraccato nelle acque profonde vicino alle scogliere di Punta Prima per sbarcare uomini e rifornimenti. Persino laddove, diversi decenni dopo, sorse il celebre locale “Chezz Gerdi” c’era una casa eletta a domicilio da un ex ufficiale nazista. E a partire dagli seconda metà degli anni ’50 (anche se i primissimi e pochi turisti – inglesi, tedeschi e francesi – iniziarono ad arrivare già tra il 1900 e il 1910) iniziò la fase del turismo che cambiò irreversibilmente l’economia dell’isola che fino ad allora era fondata esclusivamente sull’agricoltura, la pesca e il sale.






In pochi anni (soprattutto dal 1960 in poi) i turisti divennero di fatto la prima risorsa economica di Formentera. Ma non fu, quella, solo l’epoca del primo turismo. A partire dagli anni Sessanta giunsero, infatti, anche gli hippie. E per Formentera fu una rivoluzione culturale, una vera e propria trasformazione epocale. Si trattava di giovani americani che fuggivano alla chiamata per la guerra in Vietnam. Tantissimi coloro che decisero, infatti, di nascondersi a Formentera: qui nessuno li avrebbe mai trovati. Oppure erano dei rampolli spagnoli che volevano scrollarsi di dosso l’oppressione della dittatura franchista. Erano soprattutto ragazzi che non superavano i venticinque anni. A loro -attraverso il passaparola – si aggiunsero in breve tempo anche gli hippie provenienti dalla Gran Bretagna, dalla Francia, dall’Olanda, dalla Germania e dalla Danimarca. Formentera in breve tempo divenne insomma la meta ideale per la rivoluzione giovanile di quegli anni. Attratti infatti dall’isolamento selvaggio e dalla bellezza incontaminata, gli hippie trasformarono l’isola in un simbolo di libertà. E gli isolani tutto sommato accolsero bene questi giovani scanzonati, da loro simpaticamente chiamati “peluts”, (ovvero capelloni) che portarono una ventata di allegria e anche il fenomeno del nudismo. Il tutto contagiò l’isola intera a tal punto che ancora oggi Formentera è una delle destinazioni preferite dai turisti in cerca di spiritualità in armonia con la natura.










Arrivarono poi gli anni Settanta e Ottanta che videro aumentare sempre di più i turisti, soprattutto francesi, inglesi e tedeschi. Furono loro a comprare per primi le case e i terreni dagli isolani. Erano gli anni della “Formentera autentica”, spensierata e ribelle. Poi, tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, arrivarono anche gli italiani. Alcuni di loro aprirono diversi locali e negozi, cogliendo le potenzialità di Formentera anche da un punto di vista del business e delle feste.























Il resto è storia di oggi: una Formentera diversa, cambiata e che continua a cambiare, anno dopo anno. Eppure, nonostante non sia più la Formentera di un tempo, rimane comunque un’isola meravigliosa, con un fascino tutto suo. Un’isola magica, dotata di un’energia unica. Un’isola dall’atmosfera un po’ hippie. Un po’ pirata. Un po’ selvaggia. Un po’ allegra e un po’ malinconica. Un mix, insomma, di tutta la sua storia. 
















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