FORMENTERA 2026 – “Il vino di Formentera è un sorso dell’anima dell’isola”. È questo quello che si dice all’isla. Già perché qui la tradizione vinicola ha radice davvero antiche, tramandate da generazione e generazione, tanto da fare parte oramai del suo spirito. E il vino che viene prodotto non è quindi considerato solo una bevanda ma un pezzo di storia e della cultura locale, radicata nella terra e sferzata dal vento salmastro. Una tradizione vitivinicola eroica, insomma, quella di Formentera. Resistente, autentico e virtuosa. Degustare, quindi, un calice di vino locale significa connettersi con la terra, con il lavoro paziente dei viticoltori e con l’essenza autentica di Formentera. Se visitate l’isola, non perdete insomma l’occasione di assaggiare queste etichette uniche: sarà un’esperienza che arricchirà ulteriormente il vostro viaggio.

Scendendo piú nel dettaglio, va detto che la denominazione “IGP Vino de la Tierra de Formentera” brilla grazie a due realtà che hanno saputo imbottigliare l’anima dell’isola: “Terramoll” e “Cap de Barbaria”. Due cantine sulla stessa isola ma con anime e sfumature diverse. Ogni anno i loro vini inanellano premi e riconoscimenti, a dimostrazione del loro valore e della loro assoluta qualità.
Terramoll
Arroccata sull’altopiano più alto dell’isola, a La Mola, c’è Bodega Terramoll che gestisce circa 20 ettari di vigneti coltivati rigorosamente in agricoltura biologica. Quassù le viti crescono accarezzate da una brezza marina costante, che asciuga i grappoli e regala ai vini una freschezza e una salinità inconfondibili. Tra le loro etichette più celebri troviamo:
– Savina: un bianco fresco e marino, blend di Viognier, Bornova e moscato, perfetto da bere al tramonto.
– Rosa de Mar: un rosato delicato ed elegante.
– Es Monestir: il vero gioiello della cantina. Un rosso a produzione limitatissima ottenuto da una parcella di soli 2 ettari di Monastrell a piede franco (viti non innestate, sopravvissute o protette dall’isolamento geografico).


Cap de Barbaria
Spostandosi a sud-ovest, verso il selvaggio e iconico faro di Cap de Barbaria, si incontra l’omonima e piccolissima cantina. Qui il paesaggio si fa aspro: terra calcarea, zone sabbiose dove cresce il Merlot e aree pietrose destinate al Cabernet Sauvignon. Le piante subiscono un forte stress idrico dovuto alla scarsità di piogge, il che si traduce in rese bassissime ma in una concentrazione di sapori straordinaria.
Cap de Barbaria (che produce in tutto circa 14.000 bottiglie all’anno) ha fatto una scelta ben precisa: unire la struttura dei grandi vitigni internazionali all’identità locale. Il loro vino di punta, il Cap de Barbaria, è un blend affascinante:
– Cabernet Sauvignon e Merlot (vitigni atlantici che donano corpo, colore e note di frutta nera).
– Monastrell e Fogoneu (vitigni autoctoni del Mediterraneo e delle Baleari, provenienti da vecchie vigne a piede franco di 40-50 anni). I loro rossi fanno lunghi affinamenti in botti di rovere e si distinguono per essere potenti, complessi, con note balsamiche, accenni di cacao, e quel tocco minerale e salino che ti ricorda, ad ogni sorso, dove è nata la vite. Oltre al vino omonimo, producono anche l’apprezzatissimo Ophiusa e il bianco Fomo 1.




