Di Davide Gervasi
FORMENTERA – Il turismo a Formentera: dai primissimi e rarissimi turisti solitari che arrivarono negli anni ’50, fino ai tempi moderni con il turista spagnolo che dal 2020 ha superato sempre piú nei numeri quello italiano. É questa in estrema sintesi l’evoluzione a Formentera di un turismo passato da quello pionieristico a quello esclusivo.


Ma andiamo con ordine: i primissimi turisti arrivarono negli anni ’50. Si trattava di viaggiatori solitari alla ricerca di un luogo incontaminato e selvaggio, privo di elettricità e infrastrutture. Ed erano davvero pochisismi. Il turismo organizzato é iniziato a partire dagli anni ’60, intensificandosi poi nei primi anni ’70. I primi gruppi di visitatori erano soprattutto americani, francesi, tedeschi e inglesi. In quegli anni, infatti, l’isola venne scoperta dalle rotte dei viaggiatori “alternativi” e dagli hippie internazionali, in primis americani, molti dei quali si godevano lunghe vacanze a Formentera per fuggire ed evitare la chiamata alla guerra in Vietnam. E poi appunto arrivarono anche diversi gruppi di francesi, inglesi e tedeschi che cercavano uno stile di vita libero, bohémien e a contatto con la natura. Erano quasi esclusivamente giovani tra i 20 e i 30 anni. Per loro, Formentera offriva ciò che stava scomparendo altrove: assenza di strade asfaltate, elettricità limitata, uno stile di vita essenziale e una natura incontaminata.




In quegli anni, il celebre “Fonda Pepe” a Sant Ferran divenne il punto d’incontro dove turisti (tra i quali anche molti artisti) e gente del posto, condividevano partite a scacchi, musica dal vivo e discussioni filosofiche. L’atmosfera era basata sulla tolleranza, sulla libertà personale e su un’integrazione pacifica con la popolazione locale.








Solo in seguito, a partire dalla fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, l’isola registró l’arrivo del turismo di massa, sopratutto italiano e spagnolo. Con l’elettricità completa e la costruzione delle prime infrastrutture, infatti, Formentera divenne una destinazione turistica vera e propria, ma sempre – in quegli anni – all’insegna della libertà piú assoluta. Quasi il 90% dei turisti era di giovane età e girava in scooter. E spesso regnava una sorta di “sana anarchia“: un’isola quasi senza regole, insomma, ma dove la stragrande maggioranza era mossa dal rispetto per l’isla e da un comune senso di civiltá.








Negli ultimi due decenni, invece, la percezione di Formentera ha inziato a cambiare ulteriormente, diventando uno dei luoghi più esclusivi del Mediterraneo: sempre incantevole, ma con piú regole, piú divieti e piú famiglie. E quindi (in generale) meno scooter condotti da giovani e piú auto con a bordo nuclei familiari. E anche sempre piú imbarcazioni, tra cui anche yacht di lusso. Questo intensificarsi del turismo di massa, ha costretto l’isola a dotarsi di strumenti di conservazione per evitare che il sovraturismo distruggesse proprio ciò che rende l’isola speciale, ovvero la sua natura. E cosí si cerca con divieti e restrizioni di tutelare la posidonia (le praterie sommerse al quale si deve il merito del mare cristallino), le dune di sabbia, l’ecosistema in generale e l’aria pulita limitando il traffico veicolare.





Oggi insomma il profilo dei turisti a Formentera è radicalmente cambiato rispetto al passato. E anche in questa stagione 2026, gli spagnoli e gli Italiani rappresentano i due mercati dominanti. Ma se fino a qualche anno fa il turista italiano deteneva il primato, ora sono gli spagnoli a costituire il gruppo più numeroso in assoluto (circa il 45% del totale dei turisti). Gli italiani invece sono tra il 30 e il 35% del totale. Il restante 20-25% è composto prevalentemente da turisti tedeschi, olandesi/belgi, francesi e britannici. E aumentano sempre piú anche i portoghesi. Non manca anche qualche turista americano, ma nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di visitatori di un giorno: alloggiano a Ibiza e trascorrono a Formentera solo una giornata.






