
Ma perché tutti questi morti? In estrema sintesi si tratta sempre di immigrati che muoiono annegati dopo essere partiti dall’Algeria. Si parte affidandosi a scafisti senza scrupoli e pagando dai tre ai cinque mila euro a testa. Lungo le coste algerine non esiste alcun controllo per chi decide di affrontare questo viaggio della disperazione. Le bande criminali quindi che gestiscono le traversate a bordo di barche vecchie e fatiscenti operano nella più assoluta impunità. Le imbarcazioni sono prive delle piú elementari misure di sicurezza. Sono molto piccole (a volte di appena cinque o sei metri) che trasportano talvolta più di venti persone. Gli scafisti non hanno nessun equipaggiamento necessario per navigare in mare e nessun sistema per salvare chi cade in acqua. E i passeggeri spesso non vengono dotati nemmeno dei giubbotti di salvataggio.
I controlli in mare vicino alle coste di Formentera non mancano di certo. E infatti tutti gli immigrati che arrivano sull’isola vengono subito intercettati dalle forze dell’ordine e trasferiti nel centro di accoglienza di Ibiza. Spesso poi (anche se non è sempre facile) gli scafisti vengono arrestati e condannati. Il problema però è che durante la traversata non si può fare nulla. Gli immigrati possono solo affidarsi al proprio destino. A volte riescono ad arrivare a destinazione, ma in alcuni casi il viaggio finisce in tragedia. E quando si muore così, nella stragrande maggioranza dei casi è molto difficile anche risalire a una precisa identificazione. E infatti quasi tutti i corpi rinvenuti a Formentera sono stati sistemati in loculi del cimitero a Sant Francesc sulle cui lapidi è stata vergata la scritta “Morto in mare, non identificato”.





