FORMENTERA – Una delle profezie più suggestive raccontate sull’isola dice che quando si verificherà l’Apocalisse, sarà il faro de La Mola l’unico luogo al mondo che sopravviverà ancora: l’ultimo a sparire per sempre. Credenze popolari, ma c’è chi ci crede veramente. E quel che è certo è che di leggende ve ne sono davvero tante attorno a questo incantevole angolo di Formentera che sorge all’estrema punta est dell’isola, al margine dell’altissima scogliera. È qui appunto che la torre bianca del faro si erge maestosa e sovrasta l’ambiente circostante.



Se esiste un luogo capace di condensare l’anima mistica e solitaria di Formentera, quel luogo è appunto il Faro de La Mola. Non è solo una guida per i naviganti, ma un vero e proprio “confine del mondo” dove la terra finisce e l’azzurro del Mediterraneo diventa infinito. La sua posizione strategica all’estremità orientale dell’isola lo rende il primo punto di Formentera a vedere l’alba, offrendo uno spettacolo cromatico che toglie il fiato. La zona attorno al faro de La Mola, inoltre, trasmette un fascino magnetico e una strana energia, tale da aver conquistato anche il famoso autore di racconti fantastici Jules Verne che qui ambientò parte del romanzo “Le avventure di Ettore Servadac”, scritto nel 1877. Per Verne, il faro de La Mola rappresentava appunto “la fine del mondo”. La fine di tutto, oltre non c’è più nulla e non ci sarà mai più niente. Da ricordare che Verne è considerato uno degli autori di avventure e fantascienza più importanti della letteratura, ma anche un visionario e un anticipatore dei tempi, tanto che qualcuno sostiene appunto che la sua sia una sorta di profezia: “Quando ci sarà la fine del mondo, l’ultimo luogo a rimanere in vita sarà la zona attorno al faro de La Mola. Altrove non ci sarà più nulla”. Si tratta ovviamente di una leggenda, ma fatto sta che all’ombra di quel faro si trova da anni un monolito dedicato appunto alla memoria dello scrittore e al suo presagio.



Sfogliando le pagine di storia locale, si scopre che il faro de La Mola se ne sta lì sospeso dal 1861. Fino al 2001 veniva acceso manualmente. E furono circa 90 i guardiani del faro che in tempi diversi – e fino appunto al 2001 – vennero ad abitarci. L’ultimo è stato Javier Pérez de Arévalo, arrivato nel 1989, che così descrisse in un’intervista il suo vivere dentro il faro. “Ero costretto in quattro mura sospese sull’infinito. Ben presto imparai a conoscere i segreti del sole, delle nuvole, dei gabbiani, la violenza del vento e il terrore dei fulmini. Ma anche quando mi trovavo in mezzo ai tumulti delle onde e ai baleni del lampo, mi sentivo felice e al sicuro. C’erano il faro e il suo spirito a proteggermi. A volte durante i mesi invernali pensavo di essere il solo uomo al mondo. Mi sembrava di essere l’unico sopravissuto a una devastazione totale su scala mondiale. Non era facile in quei momenti mantenere la dovuta lucidità e razionalità. Ero il guardiano del faro ma mi sentivo il guardiano dell’infinito. E non dimenticherò mai la prima volta che vidi questo faro. Ho spalancato gli occhi per la meraviglia. Una torre avvolta da un silenzio che solo i gabbiani rompevano con le loro grida. E un orizzonte marino in cui si fondevano gli azzurri. Ne rimasi letteralmente folgorato”.


Da ricordare poi che nei primi decenni dell’esistenza del faro de La Mola, i suoi guardiani (ognuno viveva da solo per mesi e mesi, fino a quando non chiedeva di essere sostituito) ricevevano la corrispondenza, il cibo e l’acqua una volta ogni circa due settimane. Il tutto arrivava via mare a Cala Codolar: i corrieri salivano un sentiero – appositamente aperto nella scogliera per raggiungere il faro – e consegnavano la merce ai guardiani, la cui vita non era certo facile, ma senza ombra di dubbio anche ricca di fascino.


Va detto poi che fino al 1973 il faro de La Mola non fu elettrificato (funzionava con stoppini e vapore d’olio). Nella sua storia è stato spento solo due volte: durante la guerra delle Filippine e durante la guerra civile spagnola. Ogni anno sono tantissimi i turisti che vanno a visitarlo. Da ammirarlo soprattutto nelle serate di luna piena. Si trova nel punto più alto dell’isola (quasi 200 metri sul livello del mare), con viste mozzafiato sulle scogliere. Fiero e immobile, a illuminare le acque di questa meravigliosa zona del Mediterraneo. A rimanervi affascinato anche il pianista e compositore italiano Alessandro Martire che ha pubblicato su YouTube un videoclip girato appunto sotto questa “torre solitaria”.


Del resto sono tanti gli artisti – o semplicemente le persone dotate di sensibilità – che rimangono ammaliati da questo ciclope muto, circondato da un paesaggio in cui “ogni avventura – scriveva Verne nel suo romanzo – sembra davvero possibile”. Racconti di fantasia, ma anche tristi vicende reali di cronaca, come quando nei decenni passati alcuni hippie si tolsero la vita, gettandosi da quella magica, solitaria scogliera. E c’è anche chi sostiene che quella sua aura spirituale derivi proprio dalle anime di coloro che qui – nel silenzio e nella solitudine – decisero di porre fine alla loro vita terrena.

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